A Potenza le installazioni di “Luci d’Artista di Torino”

0
341

La mostra d’Arte Pubblica, esposta lungo la ‘Galleria d’arte a cielo aperto’ di viale Dante a Potenza, presenta le riproduzioni (stampa su forex) delle installazioni degli artisti di fama internazionale che animano l’autorevole circuito di “Luci d’Artista” di Torino. La nuova mostra, proposta dall’Associazione Art&venti2012 e realizzata in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Potenza e la Città di Torino, ha preso il via il 24 dicembre 2014 e resterà esposta in permanenza per i prossimi mesi. Ha sinora ricevuto considerevole attenzione da parte della stampa e grande apprezzamento da parte della comunità cittadina, ormai abituata a lasciarsi coinvolgere da sempre nuove e originali iniziative.

Le “Luci d’Artista”, progetto della Città di Torino, sono opere di grande impatto visivo, tornate per la XVIIesima edizione nel capoluogo piemontese dal 1 novembre 2014 all’11 gennaio 2015. Nel progetto potentino, in primo piano, ci sono le creazioni di 24 artisti – tanti quanti sono gli espositori che compongono il percorso “frontale” di viale Dante – che attirano l’attenzione del passante con le immagini delle imponenti opere luminose che impreziosiscono spazi urbani di Torino. Si tratta di: Mario Airò “Cosmometrie”; Vasco Are “Vele di Natale”; Valerio Berruti “Ancora una volta”; Enrica Borghi “Palle di neve”; Daniel Buren “Tappeto Volante”; Francesco Casorati “Volo su…”; Nicola De Maria “Il Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime”; Marco Gastini “L’energia che unisce si espande nel blu”; Carmelo Giammello “Il Planetario”; Jeppe Hein “Illuminate Benches”; Rebecca Horn “I Piccoli spiriti blu”; Alfredo Jaar “Cultura=Capitale”; Joseph Kosuth “Doppio passaggio”; Luigi Mainolfi “Luì e l’arte di andare nel bosco”; Mario Merz “Il volo dei numeri”; Luigi Nervo “Vento solare”; Domenico Luca Pannoli “L’amore non fa rumore”; Giulio Paolini “Palomar”; Michelangelo Pistoletto “Amare le differenze”; Tobias Rehberger “My Noon”; Vanessa Safavi “Ice cream Light”; Luigi Stoisa “Noi”; Jan Vercruysse “Fontane luminose”; Gilberto Zorio “Luce Fontana Ruota”.

Secondo la caratteristica formula degli eventi d’arte, periodicamente ospitati lungo la galleria all’aperto di viale Dante, la mostra si compone anche di un percorso “laterale” con ulteriori pannelli espositivi posti a corredo esplicativo del progetto. Pertanto, trovano spazio sui sei espositori laterali: la comunicazione grafica identificativa dell’edizione 2014-2015 di “Luci d’Artista” a cura dell’Amministrazione comunale di Torino; gli interventi del Sindaco di Potenza, Dario De Luca, dell’Assessore alla Cultura, Turismo e Promozione Città di Torino, Maurizio Braccialarghe, e del critico d’arte e giornalista TgR Basilicata Rino Cardone; originali assemblaggi grafici delle installazioni torinesi di Enrico De Paris “Flags”, Richi Ferrero “Lucedotto”, Jenny Holzer “Xenon for Torino”, Emanuele Luzzati “La strada dei Magi”, Mario Molinari “Concerto di Parole” e, infine, la presentazione per immagini delle installazioni di Luci commissionate da soggetti privati per la Città di Torino di Mimmo Paladino “Schegge di luce” (FIAT) e di Qingyun Ma “Neongraghy” (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo).

“In questo difficile momento storico per il Comune di Potenza vorrei sottolineare che, anche in questa occasione, il nostro evento d’Arte Pubblica, ancora una volta inedito, sorprendente e di alto profilo, non si è avvalso di alcun contributo pubblico, né da parte del Comune capoluogo, che purtroppo sconta un drammatico dissesto finanziario, né di qualsiasi altra istituzione”. E’ quanto tiene a precisare il Presidente dell’Associazione, l’artista Vito Palladino, che ribadisce: “quanto fin qui realizzato da Art&venti2012 si deve solo alla buona volontà e alla determinazione dei suoi soci, oltre che all’infinita disponibilità di Centro Stampa Digitale che, nella persona del suo titolare, Luigi Cerone, anche per questa mostra, ha dato segno tangibile di grande amore e attenzione per questa città e per chi opera con tanta fatica in nome della cultura e dell’arte. Per poter continuare a realizzare le nostre periodiche mostre lungo il percorso espositivo di viale Dante, con l’impegno e l’entusiasmo che ci hanno sempre contraddistinti, ad Art&venti2012 – conclude il Presidente – basta solo poter coprire il minimo delle spese di stampa dei pannelli forex, cosa che avviene solo grazie alla sensibilità di partners privati particolarmente sensibili e alle preziose sinergie attivate con altre realtà associative ed istituzionali presenti in città e sul territorio regionale, proprio come nel caso dei progetti condivisi con l’Associazione Yin-sieme, per la mostra sul Mediterraneo, e con la Fondazione Lucana Film Commission, per la mostra dedicata alle pellicole cinematografiche girate Basilicata”.

***

La seguente scheda, con brevi cenni a tutti gli artisti presenti nella mostra di Potenza e alle opere da loro realizzate sulla città di Torino, nel corso della varie edizioni di “Luci d’Artista”, può esser utile per meglio apprezzare e comprendere senso e valore di quanto proposto sul percorso espositivo, pubblico e all’aperto.

Mario Airò (Pavia, 1961) – “Cosmometrie”, inaugurata nel 2000. Proiettati sulla pavimentazione diagrammi, mappe e disegni esoterici tratti dal libro ‘Articuli 160 adversus mathematicos’ di Giordano Bruno. La produzione grafica del filosofo e frate domenicano italiano, condannato al rogo come eretico in piazza Campo dè Fiori a Roma, è ripresa dall’artista per sottolineare il valore conoscitivo delle immagini che, serigrafate su piccole lastre di vetro, sono proiettate con varie inclinazioni, a volte sovrapposte a formare una texture continua. L’opera d’arte per Airò nasce proprio da un’ampia gamma di riferimenti culturali, dalla letteratura al cinema, dalla storia dell’arte agli elementi del quotidiano.

Vasco Are (Castello di Stura, Cuneo, 1943 – Torino, 2001) – “Vele di Natale”, inaugurata nel 1998. Da lontano sembrano alberi di Natale, creati per navigare nel mare della fantasia ed evocare emozioni semplici con materiali altrettanto semplici. L’opera ondeggia sulle teste dei passanti ed è composta da telai triangolari con all’interno reti di supporto a maglia esagonale, decorate con frammenti di plexiglas multicolori. Al centro della via, brilla anche una gigantesca rosa dei venti, costruita assemblando otto vele multicolori. Vicino all’Arte Povera e al Nouveau Realisme francese degli anni ‘70, Are propone opere che sono il più delle volte assemblaggi di materiali naturali e di recupero, tronchi d’albero, rocce e oggetti d’uso quotidiano.
Valerio Berruti (Alba, Cuneo, 1977) – “Ancora una volta”, inaugurata nel 2012. Fotogrammi che si accendono in maniera alternata e compongono ‘una frase infantile’ ma che è “un monito a prendersi meno sul serio e ad accorgersi di quel che accade intorno a noi”. Il protagonista è un bambino accovacciato in aria che sembra quasi giocare con i passanti, relazionarsi con lo spazio sottostante e volerci ricordare la necessità di sdrammatizzare. L’idea di fondo è che chi osserva le immagini sopra la propria testa possa seguirne i movimenti e intuire il gioco a cui è chiamato a partecipare. L’artista predilige immagini essenziali, assolute e i temi degli affetti, della quotidianità, della memoria e dei legami.
Enrica Borghi (Promosello Chiovenda, Verbano-Cusio-Ossola, 1966) – “Palle di neve”, inaugurata nel 1998. Gigantesche sfere formate da bottiglie di plastica, tagliate a metà, con il collo infilato in una palla di polistirolo e il corpo sfrangiato a caldo con le forbici per formare una rosa di petali trasparenti. Uno accostato all’altro, i fiori artificiali diventano cristalli luminescenti, sfavillanti cristalli di ghiaccio. L’artista ama richiamarsi allo stereotipo del consumismo e utilizzare scarti di plastica per assemblare installazioni concettualmente ed ideologicamente ecologiste: convinta che, anche i più banali avanzi della società del benessere, possano diventare elementi costitutivi di un’opera d’arte, esteticamente bella e seducente.

Daniel Buren (Parigi, 1938) – “Tappeto Volante”, inaugurata nel 2008. Un’installazione di 1.344 lampade, con cubi di plexiglass colorati a facce alterne, sospesi a mezz’aria, allineati in modo da formare un tappeto luminoso omogeneo secondo una cromia rigorosa, basata su colori primari, bianco, rosso e blu (la bandiera francese). Tra i fondatori del gruppo artistico francese BMPT (Buren, Mosset, Parmentier, Toroni), ha alle spalle una ricerca a carattere minimalista e concettuale basata sulla ripetizione seriale di bande alternate, bianche e colorate, di larghezza costante, con supporti e contesti diversi. La città di Potenza ha accolto, tra il 2009 e il 2011, la sua installazione “D’une rive à l’autre, l’écharpe d’Iris” sul Ponte Musmeci.

Francesco Casorati (Torino, 1934-2013) – “Volo su…”, inaugurata nel 1998. Uno stormo di uccelli, ad ali spiegate e in forme stilizzate, sorregge un lungo filo rosso, un sottile tubo fluorescente al neon, che si dipana e congiunge un capo all’altro del tragitto. Nel richiamarsi allo spirito dell’allegria e della festa, gli uccelli meccanici comunicano un’idea di leggerezza, utopia e desiderio di evasione; mentre il filo rosso un’idea di dialogo e sim-patia che può legare gli esseri umani. Anche in pittura prevale una figurazione metafisica e fiabesca e ricorre ad una simbologia facilmente decifrabile (uccelli, pesci, barche, navi, aerei, labirinti) che affonda le radici e si ricollega al mondo dell’infanzia, creando favole-racconto-denuncia di grande lirismo.

Nicola De Maria (Foglianise, Benevento, 1954) – “Il Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime”, inaugurata nel 2004. Un’opera di grande impatto scenografico realizzata su cornucopie e lampioni. E’ un inno d’amore per la città di Torino in cui l’artista abita da oltre 40 anni. Dall’alto, sono fiori: antenne della gioia tese a comunicare con il mondo cosmico e soprannaturale cui appartengono le anime dei vivi e anche di chi non c’è più. Sono ‘fiori di luce’ intesi come mezzo di contatto tra i due mondi. Dalla metà degli anni ‘70 portatore di un originale linguaggio pittorico lirico, è tra i cosiddetti ‘magnifici cinque’ (con Chia, Clemente, Cucchi e Paladino) della Transavanguardia italiana, teorizzata da Achille Bonito Oliva nel ‘78.

Marco Gastini (Torino, 1938) – “L’energia che unisce si espande nel blu”, inaugurata nel 2009. Una visione aerea di segni luminosi blu, rossi e bianchi intrecciati in modo non uniforme per rappresentare un segno luminoso sospeso nello spazio aereo del percorso che diventa per l’artista “uno spazio unico, un gioiello di leggerezza”. Dall’esigenza di superare la stagnazione della pittura tardo-informale, l’artista ha rinnovato il suo repertorio espressivo attraverso l’uso sempre più insistito del colore e l’impiego frequente di elementi naturali e materiali inusuali, spesso frammenti, oggetti ritrovati come travi di legno di case di montagna, miste a vetri, ferri, carboni, intelaiature di finestre, traversine di rotaie.

Carmelo Giammello (Bronte, Catania, 1954). “Il Planetario”, inaugurata nel 1998. Un insolito firmamento metropolitano, quasi a portata di mano per il passante. Una composizione luminosa con oltre 24 costellazioni, tra cui quella dell’Orsa Maggiore, dell’Orsa Minore, di Orione e luci più piccole a rappresentare la miriade di astri che affollano l’universo. E’ un invito ad alzare gli occhi al cielo, senza farsi distrarre dalla frenesia della vita; a guardare la bellezza del firmamento oltre le nuvole e l’inquinamento delle nostre città. Una sensibilità artistica che risente di una peculiare formazione da scenografo cresciuto all’interno dell’ufficio tecnico del Teatro Stabile di Torino, fra ingranaggi e allestimenti di grande impatto.

Jeppe Hein (Copenhagen, 1974) – “Illuminate Benches”, inaugurata nel 2005. Le panche si illuminano e diventano parte integrante di un sistema modulare scultoreo e architettonico in cui l’opera instaura un rapporto diretto con le strutture preesistenti e gli stessi movimenti del pubblico captati da un campo invisibile di sensori. L’artista danese, che vive e lavora a Berlino, è interessato all’interazione dei visitatori con lo spazio che involontariamente contribuiscono a creare, attivando nuove interazioni sociali. Le sue installazioni indagano il rapporto tra pubblico e opera d’arte, sospendendo le leggi di causa ed effetto, creando situazioni in cui gli oggetti sembrano prendere vita e reagire alla presenza dei visitatori.

Rebecca Horn (Michelstadt, Germania, 1944) – “Piccoli spiriti blu”, inaugurata nel 1999. Installazione permanete che illumina di potenti fari blu lo sfondo della Chiesa di Santa Maria al Monte dei Cappuccini, trasformando il consueto aspetto dell’edificio conventuale in presenza surreale, come fosse un’astronave in volo. L’artista tedesca, performer, pittrice, scultrice, fotografa, poetessa, che vive e lavora tra Berlino, New York e Parigi, esplora l’equilibrio tra corpo e spazio utilizzando estensioni e prolungamenti di parti del corpo che esprimono inquietudini della società Post-Moderna e Post-Human. Dagli anni ‘80 è diventata celebre per le sue sculture cinetiche, installazioni meccaniche realizzate utilizzando componenti diverse.

Alfredo Jaar (Santiago del Cile, 1956) – “Cultura=Capitale”, inaugurata nel 2013. E’ un messaggio permanente di “democrazia culturale”. Un’equazione luminosa che invita a pensare alla creatività e al sapere come vero patrimonio condiviso, traendo ispirazione dall’opera di Joseph Beuys ‘Arte= Capitale’, a sua volta ispirata alle teorie di Karl Marx. L’artista, che vive e lavora a New York, convinto che la creatività individuale è fonte di ricchezza per l’intera collettività, estende quel concetto tutti i campi della cultura tanto che la sua opera campeggia, non a caso, in cima alla facciata della Biblioteca Nazionale della città di Torino, come a voler ricordare che il sapere condiviso costituisce il più autentico patrimonio di un Paese.

Joseph Kosuth (Toledo, Ohio, 1945) – “Doppio passaggio”, inaugurata nel 2001. Un’installazione composta di due scritte al neon con le frasi di Italo Calvino e di Friedrich Nietzsche, tratte rispettivamente da “Le città invisibili” e “Così parlò Zarathustra”. Nelle frasi, i due scrittori, che tanto amarono Torino e s’identificarono profondamente con la città, fanno considerazioni filosofiche attraverso metafore sull’elemento simbolico del ‘ponte’. Le opere dell’artista statunitense, tra gli esponenti più rappresentativi dell’Arte Concettuale, indagano la natura delle proposizioni artistiche analizzandole sotto il profilo linguistico e hanno utilizzato, tra gli anni ‘80 e ’90, celebri frasi pronunciate o scritte da personaggi famosi.

Luigi Mainolfi (Rotondi, Avellino, 1948) – “Luì e l’arte di andare nel bosco”, inaugurata nel 1998. Nell’installazione sono leggibili le parole “Luì era matto e questa storia racconta come Luì il Matto riuscì a ritrovare i Bambini perduti nel Bosco Silenzioso”: è l’incipit della fiaba del novelliere Guido Quarzo, pubblicata dalla casa editrice Hopefulmonster e illustrata dalle opere dello stesso artista. La frase è scandita lettera per lettera, in una serie di scritte colorate lungo il percorso. Attratto dal panorama artistico e culturale torinese, che negli anni ‘70 rappresenta il centro dell’avanguardia artistica italiana, Mainolfi nel ‘73 vi si trasferisce imponendosi tra i principali rappresentanti della scultura contemporanea Post-Concettuale.
Mario Merz (Milano, 1925 – Torino, 2003) – “Il volo dei numeri”, inaugurata nel 2000. E’ la lunga sequenza, in permanenza sulla Mole Antonelliana, della Successione di Fibonacci: successione che prende il nome dal matematico pisano del XIII secolo e si compone di numeri interi positivi in cui ciascun numero è la somma dei due precedenti con riferimento, come spesso avviene nella poetica merziana, all’apparente caos nello sviluppo delle forme di vita. Le sue installazioni concettuali alludono agli esplosivi, apparentemente caotici, processi organici esistenti in natura. Instancabile sperimentatore dei linguaggi più innovativi, è stato uno dei protagonisti dell’arte italiana del XX secolo, tra i più famosi esponenti dell’Arte Povera.
Luigi Nervo (Torino, 1930 – 2006) – “Vento solare”, inaugurata nel 2004. Un sole bidimensionale dai contorni fiammeggianti emana raggi luminosi che si irradiano tutto intorno. Le emanazioni solari partono dalla sagoma centrale come flussi raffiguranti i raggi, costruiti con strutture illuminotecniche con supporto di alluminio, contornato da doppio tubo luminoso nei colori rosso, arancione, giallo, lilla, verde e azzurro. Principalmente scultore che usa in prevalenza il legno, con cui ha realizzato opere di stile arcaizzante e primitivista, ha creato automi e scenografie per il Teatro Stabile di Torino e apprezzate macchine-gioco di legno per alcuni parchi della città. Per lui “l’arte è dentro ad ognuno ed è per tutti”.

Domenico Luca Pannoli (Torino, 1967) – “L’amore non fa rumore”, inaugurata nel 1998. Un’installazione costituita da insegne vivacemente neo-pop che inneggiano all’amore e alla solidarietà e si sostituiscono all’abituale segnaletica urbana. A prima vista sembra una banale e comune insegna: “Tabacchi. Valori bollati”. Più da vicino, invece, ci si accorge che le parole sono: “Tolleranza. Valore universale”. Pannoli nasce come architetto e spazia nel campo del design, dell’allestimento di fiere e spazi commerciali e della comunicazione. Le sue installazioni spesso prevedono l’uso della luce e, nelle sue opere, è ricorrente il riferimento al rapporto tra realtà e finzione, segno e messaggio quali emblemi della contemporaneità.

Giulio Paolini (Genova, 1940) – “Palomar”, inaugurata nel 1998. E’ un’installazione composta da cerchi di luce che si accostano e si intrecciano assumendo l’aspetto di tanti pianeti, attorno ai quali orbita una moltitudine di satelliti. In questo sfavillante ed incantato firmamento cammina a mezz’aria un piccolo funambolo, fulcro concettuale di tutta la sua installazione, progettata come metafora dell’uomo costantemente in bilico tra la conoscenza e l’ignoto. L’artista ligure, che lavora tra Torino e Parigi, dopo aver fatto parte del gruppo dell’Arte Povera particolarmente attivo negli anni ‘60, si è poi, via via, orientato verso una ricerca prevalentemente concettuale.

Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) – “Amare le differenze”, inaugurata nel 2005. Installazione costituita da luci al neon con questa stessa frase in 40 lingue diverse, dal dichiarato contenuto sociale e che si pone nell’ambito del progetto ‘Love Difference Movimento Artistico per una Politica InterMediterranea’. Dal ‘94 con il ‘Manifesto progetto Arte’ diffonde l’idea che “l’arte è l’espressione più sensibile e integrale del pensiero ed è tempo che l’artista prenda su di sé la responsabilità di porre in comunicazione ogni attività umana e istanza del tessuto sociale”. Tra i più significativi esponenti dell’Arte Povera, riceve nel 2003 il Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia. Conosciutissima la sua ‘Venere degli stracci’ del 1967.

Tobias Rehberger (Esslingen, Germania,1966) – “My Noon”, inaugurata nel 2010. Rielaborazione luminosa di un orologio che scandisce le ore in formato binario. L’aspetto è quello di una scultura astratta, composta da anelli ed elementi lineari di metallo sui quali sono disposti dei led. Ogni parte è un’unità temporale: il numero di cerchi indica le ore, le barre rosse le decine di minuti e quelle bianche i singoli minuti. L’artista tedesco – vincitore del Leone d’oro alla 53esima Biennale di Venezia – allestisce ambienti in cui luce e spazio rivestono un ruolo fondamentale e realizza opere all’insegna dell’innovazione e della critica della società del consumo attraverso la scomposizione e il riassemblaggio di parti di realtà.

Vanessa Safavi (Losanna, 1980) – “Ice cream Light”, inaugurata nel 2013. La giovane artista, svizzera di nascita che vive e lavora a Berlino, realizza la sua installazione con una cinquantina di coni gelato che riproducono le insegne al neon già esistenti di altrettante gelaterie torinesi. Un’opera che nasce dalla riflessione sugli stereotipi e sulle aspettative del turista e focalizza l’attenzione sulle sue esperienze e sui cliché culturali italiani. Confessando di essere rimasta molto affascinata dalle numerosissime insegne al neon della città, dalle composizioni e dai caratteri tipografici utilizzati, l’artista ha di qui tratto spunto per la sua opera luminosa, ispirata ad uno dei simboli più facilmente riconoscibili della contemporaneità.

Luigi Stoisa (Selvaggio di Giaveno, Torino, 1958) – “Noi”, inaugurata nel 1998. E’ un’installazione luminosa antropomorfa costituita da una serie di coppie di giganteschi esseri umani: un uomo e una donna con i piedi puntati verso i margini della strada e con le rispettive teste sovrapposte, l’una contro l’altra, come a suggerire una simbolica unione affettiva e mentale. E’ una fuga di archi, una lunga galleria sospesa come a voler ‘proteggere’ i passanti. Pittore e sculture, dalla sensibilità postmoderna, l’artista torinese a partire dall’inizio degli anni ‘80 converge verso una poetica legata al mutamento dei colori e della materia che inesorabilmente modificano forme e immagini.

Jan Vercruysse (Ostenda, Belgio, 1948) – “Fontane luminose”, inaugurata nel 2002. Cinque vasche contengono acqua corrente: da esse si innalza una nebbia permanente prodotta da speciali macchine teatrali e colorata di rosso da luci installate all’interno; e sono posizionate su file parallele in modo da permettere alle persone di camminare in mezzo a questa sorta di foschia, in un’atmosfera suggestiva. L’artista ricorre spesso a sculture che cercano di rappresentare lo spazio interiore e ad un arsenale di codici e accessori che vogliono captare ciò che non è rappresentabile: la visione di ciò che è la bellezza a partire dall’idea di uno spazio dell’arte e per l’arte, non un’astrazione, ma che si pone nel mondo come immagine concreta, da percorrere.

Gilberto Zorio (Andorno Micca, Vercelli, 1944) – “Luce Fontana Ruota”, inaugurata nel 1999. Un’installazione permanente, costituita da una grande stella collocata al centro del Laghetto di Italia ‘61, che assume l’aspetto di un gigantesco mulino ad acqua. Ogni punta è una pala specchiante che ruota lentamente nella corrente e solleva spruzzi scintillanti, colpiti dalla luce di potenti fotocellule. E’ tra gli esponenti del gruppo dell’Arte Povera teorizzato e coalizzato a Torino alla fine degli anni ‘60 dal critico-curatore Germano Celant. Le sue installazioni di frequente hanno ad oggetto stelle, canoe, giavellotti, crogioli e ricorrono a metalli, acidi, solfato di rame, cloruro di sodio come metafora dei processi chimico-alchemici della realtà.

***

Enrico Tommaso De Paris (Mel, Belluno, 1960) – “Flags”, inaugurata nel 1998. Un’installazione costituita da 150 stendardi illuminati su entrambi i lati che “sono simbolo della speranza, esprimono la volontà di interventi positivi per affrontare i problemi di un mondo dove larghe fasce di popolazione sono ancora alle prese con carestie alimentari e guerre etniche”. Marcato il segno fumettistico debitore alla Pop Art di Roy Lichtenstein. E’ tra gli esponenti della cosiddetta Pittura Mediale che sfrutta le capacità tecnologiche dei ‘mixed media’ in termini pittorici e fotografici e segna la sua produzione da una particolare ironia, libertà espressiva e da un atteggiamento positivo nei confronti dell’uomo e della terra.

Richi Ferrero (Torino, 1951) – “Lucedotto”, inaugurata nel 1998. E’ un’installazione in cui un’enorme gru edile è stata trasformata in scultura di luce. Appesa al gancio c’è una piramide che, sollecitata dalla luce collocata al suo interno, al calar della sera si illumina cambiando colore a seconda delle indicazioni ricevute da un barometro posto sulla gru. Nel gioco di parole ‘Lucedotto’ è da ritrovarne il senso: ‘luce dotta’, intelligente nella sua capacità di prevedere e comunicare il tempo meteorologico. Ferrero è un artista, nel senso più ampio del termine, che ha sempre rivolto la sua ricerca ad un’idea di arte ‘totale’, cioè in grado di coinvolgere musica, teatro e multimedialità.

Jenny Holzer (Gallipolis, Ohio, 1950) – “Xenon for Torino”, inaugurata nel 2003. E’ la proiezione di un compendio di testi dell’artista. Le parole appaiono sui marciapiedi, per poi risalire lentamente lungo le facciate degli edifici storici, prima di svanire nel buio. Autrice di disincantati testi e slogan, Holzer analizza le possibilità comunicative della parola e interroga la nostra disponibilità ad assorbirne i messaggi utilizzando sistemi arditi di divulgazione: cartelloni elettronici negli stadi, anonimi poster, panchine per giardino, t-shirt. Dal 1996 utilizza speciali lampade allo xenon da 6000 watt per proiettare i suoi testi in grande scala, nei luoghi pubblici in ogni parte del mondo.

Emanuele Luzzati (Genova 1921 – 2007) – “La strada dei Magi”, inaugurata nel 1997. Un’installazione luminosa costituita da stella cometa con una lunga coda: una scia fatta di mille piccole luci che indica la direzione da percorrere per raggiungere l’altra sua opera, il “Presepio”. Artista a tutto campo, è stato pittore, scenografo, illustratore e ceramista. E’ noto anche come autore di cinema di animazione ed è ricordato soprattutto per “La gazza ladra” del ‘64 (premiato al Festival di Annecy) e per “Il flauto magico” del ‘78. Straordinario interprete della fantasia ha saputo mescolare diverse tecniche pittoriche e scenografiche per inventare un linguaggio innovativo, visionario, assolutamente personale.

Mario Molinari (Coazze 1930 – Torino 2000). “Concerto di Parole”, inaugurata nel 1998. Forme geometriche, essenziali, primordiali assemblate in sculture dai colori e volumi che ricordano le costruzioni in legno dei giochi per bambini. Gigantesche sculture astratte, in polistirolo espanso, verniciate a colori vivaci e illuminate da potenti fari, irrompono nel buio. Massicce d’aspetto, ma in realtà leggere. Alla fine degli anni ‘50 è tra i fondatori di Surfanta: acronimo di SURrealismo e FANTAsia e, in seguito, di Subconscia Reale FANTastica Arte, il gruppo Neo-Surrealista costituitosi a Torino nel ‘64. Dagli anni ‘80 porta la sua scultura nella dimensione pubblica, in spazi aperti, in mezzo alla gente.

Qingyun Ma (Xi’an, Cina,1965) – “Neongraphy”, inaugurata nel 2006. E’ l’installazione allestita sul portone d’ingresso della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Una grande insegna al neon gioca sul rosso, blu e verde: i colori primari del digitale. Di giorno sono visibili le sagome degli ideogrammi che significano ‘ming’, cioè ‘luce’. Col buio, si accendono i caratteri che rappresentano gli ideogrammi cinesi delle parole ‘Cina’, ‘Giappone’, ‘Corea’. L’artista ha lavorato sul design dei diversi ideogrammi interpolandoli, fino a raggiungere un insieme armonioso. E’ il fondatore di uno studio di giovani designer e architetti provenienti da tutto il mondo, il MADA s.p.a.m., acronimo di strategy, planning, architecture, media.

Mimmo Paladino (Paduli, Benevento, 1948). “Schegge di luce”, inaugurata nel 2005. E’ l’installazione rivolta dalla palazzina degli uffici della FIAT di Mirafiori verso la città. Una supernova che intende far sognare nuovi futuri possibili, prosperosi e carichi di promesse. Un ampio ventaglio, dai mille raggi di luce bianca, emerge come un grande fondale alla fine del lungo viale. Segnato dalla Pop Art americana, Paladino si dedica inizialmente alla fotografia per poi sperimentare contaminandosi tra le diverse forme espressive. E’ considerato tra i principali esponenti della Transavanguardia, il movimento fondato da Achille Bonito Oliva che individua un ritorno alla pittura dopo le varie correnti concettuali sviluppatesi negli anni ‘70.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here