Sporting Soccer tra passato e presente: le parole del fondatore Don Antonio Di Leo

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Era l’estate del 2000 quando il giovane Antonio Di Leo, a soli quattordici anni, iniziava a pensare ad un torneo amatoriale che potesse coinvolgere tutti gli sportivi pisticcesi. Sono passati ben quindici anni e ben quindici edizioni dello Sporting Soccer hanno tenuto Marconia con il fiato sospeso: in tutti questi anni il filo conduttore di un evento sempre più legato all’estate pisticcese è stato lui, quel quattordicenne che oggi è diventato sacerdote, Don Antonio Di Leo. Il fondatore dello Sporting Soccer, infatti, nonostante i suoi impegni lo tengano lontano dalla sua Marconia, non ha perso la voglia di organizzare qualcosa di importante per la sua comunità e anche quest’anno continua la sua attività al fianco del suo staff, per regalare un altro anno di grandi emozioni con lo Sporting Soccer 2015.

Don Antonio, quindici anni fa nasceva lo Sporting Soccer. Cosa ti spinse ad iniziare questa strepitosa avventura?
Le avventure nascono perchè ognuno di noi ha una mentalità anche un pò bambina e il Don Antonio che ha creato il primo Sporting Soccer era essenzialmente un bambino che voleva realizzare qualcosa attraverso la sua passione per il calcio. Con il trascorrere del tempo questa è diventata una specie di strumento per costruire un rapporto con i ragazzi di Marconia, soprattutto un modo per incontrarli in questi giorni del torneo ed avvicinarsi a quelli lontani non solo geograficamente, ma anche dalla fede. Lo Sporting Soccer è cresciuto parallelamente alla mia vocazione religiosa e quindi questa mia vocazione ha costituito la motivazione per continuare ad organizzare il torneo. Due sono i modi per incontrare i giovani qui a Marconia: c’è la scuola e c’è il gioco e noi con questo secondo mezzo puntiamo ad avvicinare quanti più giovani possibile e lasciare loro un messaggio che va al di là del torneo in sè e che riguarda la loro stessa vita.

C’è un’edizione che porti particolarmente nel tuo cuore?
Più che le edizioni, io porto nel mio cuore le straordinarie persone che hanno collaborato con me per far crescere il torneo. Ogni edizione ha avuto una storia particolare: siamo partiti dal campo di terra per poi spostarci al palazzetto. In seguito abbiamo disputato ben nove edizioni presso i campi di Luciano Taddei e proprio Luciano rientra tra quelle persone che in questi anni hanno dato tanto allo Sporting Soccer. Non posso dimenticare Pina Carbone, così come tutti gli altri ragazzi che in questi anni hanno collaborato con noi. Siamo partiti in due, io e Vito Pierro: poi, mano a mano che i ragazzi crescevano, il numero è lievitato ed è bellissimo poter condividere con tutti questi giovani una passione del genere.

Ti saresti mai aspettato un successo del genere per lo Sporting Soccer, torneo ormai radicato nel cuore della comunità di Pisticci e Marconia e che si sta affermando sempre più nel Metapontino?
No, certamente non mi aspettavo un seguito del genere: senz’altro il fatto di giocare in piazza è stato determinante per la pubblicità del torneo. Io sono fortemente convinto che la gente abbia apprezzato la nostra costanza e la passione con cui organizziamo questo evento: lo Sporting Soccer non è esclusivamente il momento sportivo, ma dietro c’è un lavoro organizzativo non indifferente. Quello che più mi ha colpito in questi anni è come la passione si trasmette agli altri: nonostante la mia lontananza, gioisco nel vedere che il torneo viene organizzato addirittura meglio di come io stesso facevo e questo è un aspetto che tengo a sottolineare.

Quanto è importante lo Sporting Soccer per Marconia?
Il nostro torneo rappresenta un piccolo tassello nella crescita umana del nostro paese perchè Marconia necessita di costruire un’identità propria e credo che noi abbiamo contribuito in questo. Tuttavia, Marconia, essendo figlia naturale di Pisticci, non deve mai dimenticare le proprie radici, ma allo stesso tempo è giusto che, come accade per un figlio rispetto ai genitori, abbia una propria identità non dimenticando il passato.

Qual è il tuo messaggio in vista dello Sporting Soccer 2015?
La mia speranza è che quest’anno ci siano più bambini: non è tanto difficile realizzare le categorie degli adulti, quanto quella dei più piccoli. Questo denuncia un certo grado di distrazione per i nostri bambini che non vogliono uscire di casa. Della mia infanzia ricordo che si aspettava l’estate per poter giocare fuori, mentre ora sembra che l’estate si aspetti per giocare meglio dentro. La cosa mi preoccupa davvero tanto e spero che in questa e nelle prossime edizioni ci sia un’inversione di tendenza. Un’altra speranza molto forte è che i ragazzi volenterosi del nostro territorio siano sempre più collaborativi nell’organizzazione del torneo e nel trasmettere la passione per questo evento. Solo se riusciremo a tramandarci questa passione vuol dire che avremo costruito qualcosa di importante per la comunità e non finalizzata solo per noi stessi.

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