C’è un momento preciso, durante un concerto soul, in cui le pareti di un teatro smettono di essere muratura e diventano membrana pulsante. È accaduto venerdì sera 20 febbraio al Teatro Mercadante, quando Tony Momrelle ha intonato le prime note del set che ha sigillato la rassegna “Around Jazz”. Non è stato solo un concerto, ma una vera e propria trasfigurazione: per due ore, il cuore di Altamura si è spostato idealmente tra i club di Ronnie Scott’s a Londra e i palchi storici di Detroit, mantenendo però quel calore tipicamente mediterraneo che il pubblico pugliese sa restituire con generosità.
Un gran finale dal respiro internazionale
Il sipario cala su una scommessa vinta. La rassegna, firmata dall’associazione Altamusica con la direzione artistica di Michelangelo Busco, ha tracciato un percorso netto e coerente. Se a dicembre Nick The Nightfly aveva portato l’eleganza del crooning e a gennaio i Dirotta su Cuba avevano scatenato il funk autoctono, Momrelle ha rappresentato la chiusura del cerchio.
L’ex lead vocalist degli Incognito non è solo un interprete; è il custode di una tradizione che mescola il gospel delle radici con la precisione millimetrica dell’acid jazz britannico. Definito spesso, non a torto, lo “Stevie Wonder del XXI secolo“, Momrelle ha dimostrato ad Altamura che il soprannome non è un peso, ma un abito sartoriale che indossa con naturalezza disarmante.
Sul palco, Momrelle non è un solista isolato, ma il vertice di un pentagono sonoro di altissimo profilo. La line-up ha visto:
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David D’Andrade alla chitarra (raffinato nei soli, solido nel riffing);
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Julian Crampton al basso (un metronomo umano dal groove inarrestabile);
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Emiliano Pari alle tastiere e Alessio Barelli alla batteria.
Insieme hanno costruito un tappeto sonoro capace di mutare forma: dilatandosi in aperture jazzistiche improvvisate e restringendosi in pattern sincopati tipicamente funk. La scaletta ha viaggiato tra i successi solisti tratti da Keep Pushing e Best Is Yet To Come, alternando ballad che hanno sospeso il respiro della platea a momenti di pura energia ritmica.
La Voce: tra controllo e devozione
La cifra stilistica di Momrelle resta la gestione dinamica. Il suo falsetto non è mai un esercizio di stile, ma un graffio emotivo. In un teatro raccolto come il Mercadante, la sua vocalità ha assunto una dimensione quasi confessionale: ogni sfumatura, ogni fiato, arrivava nitido anche all’ultimo ordine di palchi.
“Non serve urlare per farsi sentire quando hai il soul che ti scorre nelle vene” sembrava dire la sua performance discreta ma carismatica.
Nessun virtuosismo fine a se stesso, solo una connessione profonda con la band e un dialogo costante, quasi umile, con un pubblico eterogeneo che ha risposto con standing ovation e un calore che ha visibilmente emozionato l’artista londinese.
Altamura sulla mappa della musica Jazz, Funky e Soul
Con questa chiusura, Altamusica non ha solo terminato una stagione, ma ha tracciato una rotta. Trasformare un centro di provincia in un polo capace di attrarre nomi che solitamente calcano i grandi festival europei è un atto politico e culturale.
Il Mercadante, con la sua acustica impeccabile e la sua eleganza storica, si conferma palcoscenico credibile per il dialogo tra il locale e il globale. Se il buongiorno si vede da questa prima edizione di “Around Jazz”, il futuro della musica di qualità ad Altamura promette di essere decisamente luminoso.





























